{"id":481,"date":"2023-11-28T21:13:09","date_gmt":"2023-11-28T21:13:09","guid":{"rendered":"https:\/\/certermoli.org\/?page_id=481"},"modified":"2024-02-26T19:26:32","modified_gmt":"2024-02-26T19:26:32","slug":"conclusioni","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/certermoli.org\/?page_id=481","title":{"rendered":"Conclusioni"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<h2 class=\"wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-4b687a3cb2443f24f567ed0ff5e9f5f2\" style=\"color:#248721\">10 maggio 2023 &#8211; Conclusioni<\/h2>\n\n\n\n<p style=\"font-size:16px\">prof.&nbsp;ing.&nbsp;Paolo&nbsp;<strong>MARINUCCI<\/strong><\/p>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"995\" height=\"864\" src=\"https:\/\/certermoli.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/ciambella.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-488\" srcset=\"https:\/\/certermoli.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/ciambella.jpg 995w, https:\/\/certermoli.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/ciambella-300x261.jpg 300w, https:\/\/certermoli.org\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/ciambella-768x667.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 995px) 100vw, 995px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p style=\"font-size:16px\">&#8220;<em>Est modus in rebus: sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum\u201d.<\/em><\/p>\n<cite><em>Orazio<\/em>,&nbsp;<em>Satire<\/em><\/cite><\/blockquote>\n\n\n\n<p style=\"font-size:16px\"><em> \u201cEsiste una misura nelle cose; esistono determinati confini, al di l\u00e0 e al di qua dei quali non pu\u00f2 esservi il giusto<\/em>\u201d. I confini a cui ci richiama Quinto Orazio Flacco sono quelli che nel&nbsp;<strong>rapporto tra uomo e ambiente nell\u2019era moderna abbiamo superato<\/strong>&nbsp;e che oggi vanno sotto il nome di \u201c<strong>cambiamenti climatici<\/strong>\u201d. Riscaldamento globale, eventi meteorici inaspettati e violenti sono solo alcuni degli aspetti che stiamo vivendo e che sono dirette conseguenze dell\u2019aumento della temperatura globale dovuto all\u2019opera antropica post rivoluzione industriale.&nbsp;<em>Papa Francesco<\/em>&nbsp;nella Laudato Sii esprime chiaro il concetto non pi\u00f9 prescindibile secondo il quale non si pu\u00f2 parlare di&nbsp;<strong>sviluppo sostenibile senza una solidariet\u00e0 fra le generazioni<\/strong>. Sviluppo sostenibile che, nella sua accezione letterale come ci insegna&nbsp;<em>Serge Latouche<\/em>&nbsp;\u2013 non \u00e8 altro che un ossimoro in quanto \u00e8 veramente difficile abbinare lo sviluppo con il concetto di sostenibilit\u00e0. Tanto che sempre Papa Francesco introduce il concetto di \u201c<strong>ecologia integrale<\/strong>\u201d. Non possiamo&nbsp;<em>partire da un criterio utilitarista di efficienza e produttivit\u00e0 per il profitto individuale<\/em>.&nbsp;<em>Non \u00e8 dignitoso e creativo insistere nel saccheggio della natura solo per offrire nuove possibilit\u00e0 di consumo e di rendita immediata<\/em>. Il concetto \u00e8 molto chiaro:&nbsp;<em>\u00e8 arrivata l\u2019ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perch\u00e9 si possa crescere in modo sano in altre parti. Diceva Benedetto XVI che \u00ab\u00e8 necessario che le societ\u00e0 tecnologicamente avanzate siano disposte a favorire comportamenti caratterizzati dalla sobriet\u00e0,&nbsp;<\/em><strong><em>diminuendo il proprio consumo di energia e migliorando le condizioni del suo uso<\/em><\/strong>\u00bb\u201d.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p style=\"font-size:16px\">Papa Benedetto \u00e8 stato un fine teologo, ma nell\u2019ultima espressione pone anche la base di un\u2019azione che dovrebbe segnare il nostro percorso di crescita e di sviluppo. Il movimento per la decrescita felice teorizza e promuove percorsi di crescita personale e collettiva di presa di coscienza e cambiamento, che portino a \u201c<strong>decolonizzare<\/strong>\u201d l\u2019immaginario culturale attuale verso un immaginario in cui l\u2019obiettivo \u00e8 quello di&nbsp;<strong>stare bene insieme, essere consapevoli del benessere immateriale, dare un senso profondo al proprio tempo di vita, essere responsabili verso le generazioni future e l\u2019ambiente in cui viviamo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p style=\"font-size:16px\">Il concetto ormai acquisito e condiviso da tutti \u00e8 che il&nbsp;<strong>sistema MONDO non \u00e8 infinito<\/strong>. Non si pu\u00f2 chiedere pi\u00f9 di quanto c\u2019\u00e8, ma soprattutto non si possono consumare risorse in un tempo pi\u00f9 veloce di quanto le stesse vengano prodotte. Sarebbe come chiedere un prestito alla terra e quindi ipotecare risorse che non sono del nostro tempo, ma dovrebbero essere a disposizione dei nostri figli o nipoti. L\u2019<strong>Earth Overshoot Day di questo 2023 per l\u2019Italia cadr\u00e0 il 15 maggio<\/strong>. Quando sar\u00e0 trascorso meno di met\u00e0 anno avremo, a causa dell\u2019utilizzo eccessivo delle risorse, superato la capacit\u00e0 produttiva e quindi andremo in debito. Ridurre il consumo di energia non significa non \u201c<strong>produrre<\/strong>\u201d o non vivere il progresso, ma cambiare quel paradigma che ci ha accompagnati nell\u2019epoca del benessere tipica della civilt\u00e0 dei consumi in cui l\u2019atteggiamento \u00e8 volto al soddisfacimento indiscriminato di bisogni non essenziali. Spegnere la luce in una stanza vuota \u00e8 logica, non negare il progresso. Utilizzare i fumi di una caldaia a condensazione per sfruttare il calore latente \u00e8 logico perch\u00e9 oltre ad aumentare l\u2019efficienza riduciamo la temperatura dei fumi in uscita dalla canna fumaria. Per questo motivo risparmiare energia non vuol dire smettere di vivere il progresso, ma semplicemente utilizzare la tecnica per ottenere gli stessi risultati con utilizzo minore di risorse e contestualmente producendo meno rifiuti.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:16px\">Il secondo passo che possiamo mettere in gioco \u00e8 quello di scegliere quale vettore primario usare per produrre energia. Continuare con fonti fossili come gas, carbone, derivati del petrolio, oppure affidarci a vettori nuovi non tanto come presenza sul pianeta ma come tecnologia in grado di sfruttarli. In realt\u00e0, la tecnica era gi\u00e0 conosciuta ed utilizzata dalla notte dei tempi. Il sole ci riscalda da prima che fossimo nati. Il vento ha mosso i mulini, le barche e i fiumi hanno trasportato merci. La differenza sostanziale \u00e8 l\u2019ottica con cui inquadriamo la situazione. Faccio un esempio per essere pi\u00f9 chiaro. Nel 1600 un galeone poteva affidarsi solo alla capacit\u00e0 del proprio capitano e alla fortuna per non finire in \u201cbonaccia\u201d. Se non tornava il \u201cvento\u201d sarebbe rimasto li in attesa. Oggi una barca a vela, se rimane senza vento, ha un motore ausiliario alimentato con fonti fossili che gli permette di arrivare a destinazione. La prospettiva \u00e8 completamente cambiata. Nel primo caso ci si affidava al \u201cvettore energetico\u201d, mentre nel secondo caso c\u2019\u00e8 la certezza di muoversi comunque.&nbsp;<strong>Quindi l\u2019uomo e i suoi bisogni diventano l\u2019elemento centrale e si modifica tutto ci\u00f2 che sta intorno pur di ottenere quel che si vuole<\/strong>. La stessa cosa vale nelle nostre case. Oggi vogliamo l\u2019energia elettrica nel momento e nella quantit\u00e0 desiderata a prescindere. Le fonti fossili possono darci questa certezza a fronte di richieste di risorse finite e non rinnovabili mentre le rinnovabili, se le trattassimo come vettore singolo, presentano una aleatoriet\u00e0 che non potrebbe soddisfare questo bisogno. Invece un&nbsp;<strong>mix produttivo<\/strong>&nbsp;(eolico, fotovoltaico, solare termico, maree, cogenerazione e altro), una&nbsp;<strong>rete energetica \u201csmart\u201d<\/strong>&nbsp;oltre che un&nbsp;<strong>progetto degli impianti che possa sfruttare il vettore e la tecnologia di produzione giusta in quel momento<\/strong>&nbsp;di utilizzo pu\u00f2 tranquillamente rispondere alle nostre esigenze.&nbsp;Questo \u00e8 ovviamente un cambio di paradigma che ha bisogno di un accompagnamento culturale oltre che di essere incentivato tramite una seria e puntuale campagna mirata alla sostituzione delle fonti fossili con quelle rinnovabili.&nbsp;Le fonti rinnovabili in quanto presenti da sempre e soprattutto difficilmente \u201c<strong>catturabili<\/strong>\u201d&nbsp;sono di per s\u00e9&nbsp;<strong>democratiche e intrinsecamente di tutti<\/strong>. Motivo per il quale sono state sempre osteggiate e spesso ridicolizzate perch\u00e9 ovviamente la perdita della fornitura di energia elettrica \u00e8 una perdita non solo economica, ma anche politica di forte strategia nazionale ed internazionale. Un esempio che stiamo vivendo sono le conseguenze del conflitto russo-ucraino.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p style=\"font-size:16px\">La comunit\u00e0 energetica raccoglie nel proprio nome varie sfide di cui abbiamo parlato prima. La direttiva RED II (2018\/2001) all\u2019art. 22 esplicita in modo chiaro che i protagonisti di tali comunit\u00e0 dovranno essere i&nbsp;<strong>clienti finali<\/strong>, in particolare i&nbsp;<strong>clienti domestici<\/strong>. In un altro punto invita gli Stati membri ad&nbsp;<strong>incentivare&nbsp;<\/strong>tale percorso soprattutto per le&nbsp;<strong>famiglie vulnerabili<\/strong>. In quanto comunit\u00e0 \u00e8 naturale avere una base di socialit\u00e0 e di democrazia. Se cos\u00ec non fosse mancherebbe il presupposto principale nel dar vita ad un progetto del genere. Questo vuol dire che la collaborazione tra i soci \u00e8 fondamentale quindi bisogna&nbsp;scrollarsi di dosso l\u2019<strong>individualismo imperante nella societ\u00e0 moderna e tornare ad una proficua interazione e fiducia tra cittadini e abitanti di uno stesso territorio<\/strong>. Le comunit\u00e0 energetiche incarnano perfettamente la transizione ecologica di cui parlavamo prima. Sono una&nbsp;produzione decentrata e localizzata affidata ai cittadini o comunque al consumatore finale. Contribuiscono ad una livellazione della rete elettrica mediante lo scambio di energia su territori pi\u00f9 circoscritti quindi riducendo anche le perdite. Creano consapevolezza del fatto che non possiamo pi\u00f9 continuare ad usare risorse nell\u2019ottica di economia lineare, ma bisogna&nbsp;<strong>passare al paradigma dell\u2019economia circolare<\/strong>. Ma&nbsp;soprattutto&nbsp;<strong>creano socialit\u00e0, interazione e percorsi di mutuo-aiuto verso la risposta alla sempre pi\u00f9 alta povert\u00e0 energetica<\/strong>. Di questo per\u00f2 l\u2019Italia, a differenza di altri stati nostri confinanti, ancora non ne prende coscienza. Oppure lo ha fatto e ancora non trova un accordo con chi andrebbe a perdere quote di mercato tanto da non riuscire a confezionare il decreto definitivo che dovrebbe dettare il perimetro per la loro costituzione, gestione e rapporti incentivanti. Una azione che dovrebbe&nbsp;<strong>partire \u201cdal basso\u201d<\/strong>&nbsp;e che dovrebbe avere una&nbsp;<strong>portata sociale\/ambientale preponderante rispetto ad un possibile remunerazione marginale sta perdendo di efficacia<\/strong>&nbsp;in quanto siamo in ritardo e le bozze sembrano piuttosto complicare le future CER che agevolarle e supportarle.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p style=\"font-size:16px\">La comunit\u00e0 energetica, a mio parere, ha bisogno di una impostazione iniziale secondo la quale seguir\u00e0 due percorsi paralleli, ma con scelte di gestione ed economiche differenti: la presenza di un \u201c<strong>driver<\/strong>\u201d&nbsp;<strong>pubblico&nbsp;<\/strong>che pu\u00f2 essere un Ente Locale oppure la sola presenza di cittadini o consumatori finali privati. Nel primo caso, la gestione degli impianti di produzione ed anche il ritorno dei corrispettivi, degli incentivi da condivisione e da vendita o da autoconsumo diretto serviranno per creare dei \u201c<strong>comportamenti virtuosi<\/strong>\u201d a favore di soggetti vulnerabili oppure promuoveranno la riduzione di costi sociali a beneficio di tutta la comunit\u00e0. In questo caso, soprattutto ad esempio per i piccoli Comuni, sicuramente anche i costi di investimento saranno a carico pubblico mediante incentivazione con fondi PNRR oppure similari. Ovviamente in questo caso si dovr\u00e0 stare attenti nel trovare delle convenzioni o bandi trasparenti e chiari a cui la comunit\u00e0 locale potr\u00e0 partecipare soprattutto nella fase di stesura cercando di non creare fratture, ma utilizzando lo strumento del \u201c<strong>dibattito pubblico<\/strong>\u201d ad esempio proprio per avere la pi\u00f9 ampia partecipazione del territorio.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p style=\"font-size:16px\">Il secondo caso invece, che \u00e8 poi quello in cui ci troviamo noi, \u00e8 forse il pi\u00f9 complesso ma anche quello che raccoglie maggiormente le richieste della direttiva europea che chiede proprio l\u2019impegno del consumatore finale nella partecipazione e realizzazione di una cer. In questo caso la parte pi\u00f9 difficile \u00e8 capire come dividere tra i soci l\u2019investimento, ma anche come rapportare gli incentivi tra gli stessi. Incentivi, che pur non volendo entrare nel dettaglio tecnico delle procedure, \u00e8 utile capire come sono organizzati. Facciamo una premessa utile alla discussione che stiamo affrontando. Nella cer abbiamo un utente&nbsp;che&nbsp;<strong>produce e consuma che chiameremo prosumer<\/strong>&nbsp;ed uno che&nbsp;<strong>consuma, il consumer<\/strong>. Gli incentivi derivano dall\u2019<strong>autoconsumo diretto<\/strong>&nbsp;che sar\u00e0 un risparmio in bolletta (cio\u00e8 energia elettrica che preleviamo dal nostro impianto da FER e quindi non dalla rete) quindi si configura come un \u201cnon costo\u201d, ma sar\u00e0 appannaggio solo del prosumer. Poi invece ci sono tre quote:&nbsp;<strong>incentivo sull\u2019energia venduta<\/strong>, su quella&nbsp;<strong>condivisa&nbsp;<\/strong>e la restituzione delle&nbsp;<strong>componenti tariffarie<\/strong>&nbsp;che sono invece erogati dal GSE all\u2019ente gestore della comunit\u00e0. Quindi il consumer, se non si trovano modelli e metodi per incentivare la sua partecipazione alla cer, non ne trarrebbe nessun vantaggio diretto. Ed in questo caso, mancando il driver pubblico, essendoci stata una partecipazione all\u2019investimento al di l\u00e0 la visione \u201c<strong>ambientale<\/strong>\u201d che spinge i soci questi ultimi vorranno avere sicuramente anche un ritorno economico. Il modello che si siamo immaginati e di questo tipo. Ogni socio parteciper\u00e0 all\u2019investimento iniziale con una quota ripartita secondo i consumi che a preventivo immagina di avere e quindi condividere. I costi quindi verranno ripartiti con dei \u201c<strong>millesimi di consumo<\/strong>\u201d e anche tutti i ricavi verranno rimodulati secondo questo schema. Le superfici utilizzate per la localizzazione degli impianti verranno remunerate dai costi annuali. Ogni anno in base ai consumi\/condivisioni e valorizzazioni degli anni precedenti si dar\u00e0 un valore economico ad un \u201c<strong>token<\/strong>\u201d che sar\u00e0 parametrizzato al kWh tra i costi e i ricavi generali. In questo modo, ogni socio mensilmente andr\u00e0 a guadagnare un tesoretto di token che potr\u00e0 spendere \u201c<strong>virtualmente<\/strong>\u201d nelle attivit\u00e0 del territorio dove preventivamente l\u2019ente gestore della comunit\u00e0 avr\u00e0 formulato delle convenzioni. Questo generer\u00e0 due comportamenti virtuosi. Il primo che la scelta del valore del token potrebbe essere fatta ad esempio per&nbsp;trattenere una quota in modo da&nbsp;<strong>poter dare economia virtuale da spendere anche a soggetti svantaggiati<\/strong>&nbsp;secondo uno schema condiviso dai soci della comunit\u00e0. L\u2019altra cosa \u00e8 che scegliendo&nbsp;attivit\u00e0 locali si potranno generare<strong>&nbsp;scambi economici virtuosi nel territorio di appartenenza<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p style=\"font-size:16px\">Il sistema che abbiamo immaginato \u00e8&nbsp;<strong>complesso e sicuramente ha delle falle che solo l\u2019esperienza potr\u00e0 correggere e avvicinare alla soluzione ottimale<\/strong>. La direttiva europea del 2018 porta l\u2019Italia come al solito ad essere il fanalino di coda europeo visto che a maggio 2023 mancano ancora i decreti attuativi e si ragiona come al solito per \u201c<strong>regimi provvisori<\/strong>\u201d. Non sappiamo, e forse non lo sapremo mai, se questa&nbsp;<strong>precariet\u00e0 ed incertezza nello sviluppo ed incentivo delle cer \u00e8 voluta<\/strong>&nbsp;oppure se \u00e8 solo frutto della pletora di enti che dovranno normare, organizzare e regolamentare tale opportunit\u00e0 per\u00f2 noi, come diceva ai suoi commensali Cristoforo Colombo a proposito dell\u2019uovo che stava in piedi da solo: \u201cLa differenza, signori miei, \u00e8 che voi avreste potuto farlo, io invece l&#8217;ho fatto!\u201d, vorremmo poter dire, a proposito della comunit\u00e0 energetica di Termoli, che&nbsp;<strong>a fronte di tutte le difficolt\u00e0 noi ce l\u2019abbiamo fatta<\/strong>. La speranza \u00e8 anche che la politica italiana cominci a credere maggiormente nelle fonti rinnovabili e invece di seguire in ritardo le scelte europee sia promotrice di azioni mirate contro il cambiamento climatico. Mi piace ricordare che il&nbsp;<strong>nostro paese fu il primo a dotarsi di una legge sull\u2019uso razionale dell\u2019energia: la n. 10 del 1991<\/strong>. Purtroppo rimase per molto tempo disattesa senza una reale attuazione.&nbsp;La speranza \u00e8 che&nbsp;le cer&nbsp;non subiscano la \u201clonga manus\u201d dei grandi gruppi che, stravolgendo l\u2019idea con cui sono nate,&nbsp;<strong>vadano ad intercettare il loro sviluppo distorcendone le modalit\u00e0 e creando incertezza futura<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p style=\"font-size:16px\">Una problematica che sar\u00e0 di difficile soluzione \u00e8 la presenza negli edifici pubblici di contratti EPC con ESCO. Per la semplicit\u00e0 di gestione e per risolvere problematiche legate alla gestione degli impianti, molti enti locali hanno affidato ad ESCO la gestione degli impianti e quindi di fatto sono passate sotto la gestione di tali aziende. I POD, sia in produzione sia in prelievo, sono di loro pertinenza e quindi bisogna fare i conti con loro. Il nostro progetto, che parte da una scuola di secondo grado, ha dovuto escludere quest\u2019ultima in quanto la provincia ha utilizzato l\u2019affidamento ad ESCO. Non \u00e8 un problema marginale in quanto le&nbsp;<strong>scuole<\/strong>,&nbsp;<strong>proprio per il bilanciamento dei consumi e delle produzioni, potrebbero essere degli interlocutori eccezionali avendo un consumo ben localizzato temporalmente<\/strong>: mesi invernali e quasi sempre la mattina escludendo le festivit\u00e0 e spesso il week-end. Questo va a compensare invece ad esempio il maggior consumo che utenti domestici hanno in estate oppure proprio nel week-end o festivit\u00e0 dove magari la casa viene frequentata maggiormente.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p style=\"font-size:16px\">Nell\u2019<strong>aprile 2022<\/strong>, quando siamo partiti con il progetto, avevamo due obiettivi: il primo&nbsp;<strong>didattico\/formativo<\/strong>&nbsp;ed il secondo di&nbsp;<strong>realizzazione della comunit\u00e0 energetica<\/strong>. Per quanto riguarda il primo pensiamo di aver&nbsp;<strong>contribuito alla crescita dei nostri studenti allargando lo spettro delle attivit\u00e0 curriculari<\/strong>. Le collaborazioni con&nbsp;<strong>ENEA<\/strong>, con il&nbsp;<strong>Politecnico di Torino<\/strong>, il&nbsp;<strong>Comune di Termoli<\/strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>Provincia di Campobasso<\/strong>, i&nbsp;<strong>tanti volti con cui a vario titolo abbiamo interagito<\/strong>, la&nbsp;<strong>partecipazione ad articoli internazionali come \u201ccase study\u201d<\/strong>&nbsp;hanno lanciato la nostra scuola verso un&nbsp;<strong>orizzonte molto pi\u00f9 ampio<\/strong>&nbsp;e abbiamo contribuito nel nostro piccolo alla crescita del&nbsp;<strong>know-how sulle cer<\/strong>&nbsp;e soprattutto alla consapevolezza che questo mondo ha bisogno di una inversione di rotta. Un&nbsp;<strong>grazie a tutti i cittadini termolesi che hanno scommesso con noi partecipando alla fase di studio<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:20px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p style=\"font-size:16px\">Nel 2017, con il libro: \u201c<a href=\"https:\/\/shop.edizioniambiente.it\/catalogo\/l-economia-della-ciambella\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">l\u2019<strong>economia della ciambella<\/strong>. Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo<\/a>\u201d l\u2019economista Kate Raworth indic\u00f2 che \u201c<em>al di sotto del cerchio interno \u2013 la base sociale \u2013 si trovano privazioni critiche per l\u2019umanit\u00e0, come la fame e l\u2019analfabetismo. Oltre il cerchio esterno \u2013 il tetto ecologico \u2013 si trova il degrado ambientale, per esempio i cambiamenti climatici e la perdita della biodiversit\u00e0.&nbsp;<\/em><strong><em>Tra i due cerchi si trova la ciambella, lo spazio entro il quale possiamo soddisfare i bisogni di tutti rispettando i limiti del pianeta<\/em><\/strong>\u201d.&nbsp;<strong>Noi vogliamo essere nella ciambella e vorremmo dare gli strumenti al nostro territorio per fare lo stesso<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>10 maggio 2023 &#8211; Conclusioni prof.&nbsp;ing.&nbsp;Paolo&nbsp;MARINUCCI &#8220;Est modus in rebus: sunt certi denique fines, quos ultra citraque nequit consistere rectum\u201d. Orazio,&nbsp;Satire \u201cEsiste una misura nelle cose; esistono determinati confini, al di l\u00e0 e al di qua dei quali non pu\u00f2 esservi il giusto\u201d. 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